Ultima modifica: 28 Aprile 2021
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ALCUNE RIFLESSIONE DELLA 3^E PER RICORDARE, E IMPARARE, DAGLI ERRORI DEL PASSATO

IL MEMORIALE DELLA SHOAH

IL MEMORIALE DELLA SHOAH

Venerdì 26 febbraio, in classe, abbiamo partecipato a un incontro online con una guida del “Memoriale della Shoah di Milano.”

Il Memoriale di Milano è situato sotto la Stazione Centrale, nel luogo in cui partivano i treni carichi di Ebrei diretti verso i campi di concentramento e sterminio: il Binario 21. Questa è l’unica stazione originale, con i veri convogli… nessuna ricostruzione.

L’incontro era finalizzato a visitare e scoprire il Memoriale, ma anche per fare domande, chiarire dubbi e avere notizie sull’Olocausto.

Per mostrarci il luogo, la guida era munita di immagini, che successivamente descriveva.

Per prima cosa, ci ha mostrato un muro occupato interamente da una scritta: INDIFFERENZA. Questa è stata scelta da Liliana Segre in persona, perché, come cita: “l’indifferenza porta alla violenza, l’indifferenza è già violenza. Quando i violenti erano aiutati dai Fascisti ci guardavamo intorno e sentivamo le urla e le grida in italiano”.

Successivamente, ci ha mostrato diversi luoghi, come l’osservatorio, che, grazie ad un gioco di specchi, rifletteva la tua immagine in uno sfondo di guerra.

Le parti più significative, però, erano sicuramente i vagoni e il “Muro dei nomi”. Se non ci fosse stato il Covid, saremmo potuti entrare all’ interno di essi, per vedere effettivamente le loro dimensioni. La guida ci ha anche spiegato che, per portarli in superficie, i nazisti avevano ingegnato un “ascensore” appositamente per i vagoni.

L’altra cosa importante era, appunto, il muro, dove venivano proiettati tutti i nomi delle persone deportate da quella stazione. Questi erano scritti con due colori diversi: rosso per le persone che riuscirono a tornare dai campi, bianco per le persone che non tornarono. Il muro colorato faceva impressione: la percentuale dei numeri rossi era bassissima, ciò dimostrava la quantità delle vittime.

Un’ altra cosa interessante è stata un video, in cui parlava Liliana Segre direttamente dal Memoriale.

Anche la guida era ebrea e, per questo, ci ha raccontato l’esperienza personale della sua famiglia durante la Seconda guerra mondiale; infatti, anche i suoi nonni dovettero nascondersi da alcune persone per non finire nei campi.

Da quello che ho raccontato, spero di avere suscitato interesse come è stato per me; per questo lascio qui sotto il link per il sito internet del Memoriale della Shoah di Milano.

http://www.memorialeshoah.it/

Arianna Sambruna, 3^E

 

INCONTRO CON UNA GUIDA DEL MEMORIALE

Venerdì 26 febbraio 2021 io e la mia classe (3^E) abbiamo partecipato all’incontro online con una guida del Binario 21, Alessandra Jarach che da 25 anni studia e si occupa del Memoriale. Nel triennio avevamo già seguito un percorso su questa tematica, infatti avevamo letto “Il diario di Anne Frank”,  “Se questo è un uomo” e, oltre alla visita a Cazzano, abbiamo visto i film, “Un sacchetto di biglie”, “La vita è bella”, “La storia di una ladra di libri” e, per ultimo, “Il bambino con il pigiama a righe”.

La guida, così, ci ha spiegato che il luogo in cui gli Ebrei iniziavano il loro viaggio per andare al campo di concentramento era ben studiato nei minimi dettagli; difficilmente qualcuno poteva scoprirli, perché quello era un posto nascosto. Tutto iniziò nel 1938 quando Mussolini e il re d’Italia promulgarono le leggi razziali nel nostro Paese e finalmente, nel 1943, si firmò l’armistizio. Prima gli Ebrei venivano imprigionati, successivamente venivano portati nei binari di Milano per andare ai campi; arrivati là, ogni uomo perdeva la sua identità: veniva loro rasato il capo, erano fatte indossare loro delle tute tutte uguali e il nome era sostituito con un numero.  Dopo, una persona con un sì o con un no decideva il futuro della vita degli Ebrei stabilendo se erano validi o invalidi. A questi ultimi spettavano le camere a gas, che erano il modo più veloce per eliminare tante persone. Mentre i forni servivano per eliminare anche i cadaveri.   La guida ci ha poi raccontato di avere dei nonni ebrei che, in quel periodo, sarebbero dovuti andare nei campi, ma fortunatamente sono stati aiutati da buona gente che è stata disposta a nasconderli, con il rischio di essere deportati anche loro.

Questo mi ha fatto molto riflettere e mi ha fatto capire che la colpa non è stata solo di chi ha rinchiuso gli Ebrei, ma anche di tutti quelli che sono rimasti indifferenti, pensando solo a sé stessi. Per questo, su un muro del Binario 21, Liliana Segre ha deciso di far scrivere proprio la parola “indifferenza”.

Detto ciò la guida ha iniziato a farci vedere i vagoni dove stavano i deportati, in cui per respirare c’era solo una piccola finestrella. Poi, abbiamo osservato il museo; la parte che mi ha colpito di più è stato il pannello dei nomi, in cui c’erano nomi e cognomi di tutte le persone che hanno preso quel “treno” e sono rimasta senza parole, perché ho osservato con i miei occhi che i sopravvissuti (scritti in rosso) erano veramente pochissimi. La guida, infine, ci ha suggerito anche molti siti e link da poter visitare per capire meglio l’argomento.

A parer mio questo incontro è stato stupendo; certo sarebbe stata meglio dal vivo, ma ne è valsa la pena, perché la guida Alessandra ha saputo cogliere la nostra attenzione, spiegandoci bene nei dettagli tante cose. Quando la situazione lo permetterà, io e la mia famiglia vorremmo tanto visitare il museo.

Maria Musolino, 3^E

 

IL BINARIO 21

Pochi giorni fa, abbiamo sfruttato la tecnologia per fare un incontro virtuale, sulla piattaforma Meet, con una guida che ci ha illustrato il Binario 21 che si trova a Milano.

La guida era una donna di religione ebraica e ci ha spiegato molto bene le funzioni del binario e chi ci saliva.

La guida ci ha raccontato anche la sua esperienza personale e per me è stato molto bello sentire un’altra storia un po’ diversa da quella dei sopravvissuti.

Questa esperienza è stata molto istruttiva e ho capito ancora di più, perché bisogna ricordare tutto l’orribile evento che è successo.

Secondo me, bisogna ricordare quello che è successo, per non ritornare a commettere quelle azioni e portare nella memoria tutte le persone che sono state uccise brutalmente e ingiustamente solo per una scelta, la loro religione.

Questa gita virtuale mi è piaciuta molto, anche se avrei preferito essere lì di persona direttamente nella stazione di Milano; infatti, in tutte le gite la cosa più bella è stato vedere dal vivo il luogo e ogni suo particolare fa la differenza. Sarebbe stato magnifico farlo anche oggi. Come sappiamo, però, non si può a causa di questo maledetto Covid-19.

I particolari che volevo vedere erano soprattutto il muro con incisa la parola consigliata da Liliana Segre, che è INDIFFERENZA, e il muro con proiettato dei nomi di Ebrei che sono partiti da quel binario stesso. Il muro dove sono proiettati alcuni nomi di persone partite da quel binario mi ha fatto molta impressione, anche se l’ho soltanto visto attraverso le foto; la cosa che mi ha colpito di più sono stati i pochissimi nomi in rosso a indicare le persone che sono riuscite a tornare a casa.

Liliana Segre ha chiesto che fosse il muro la prima cosa che i ragazzi e gli studenti avrebbero visto, appena entrati. La parola scelta è legata al fatto che l’indifferenza porta alla violenza, l’indifferenza è violenza.

Io spero di andare presto al Memoriale della Shoah, un luogo dove ci sono i più importanti oggetti e ricordi di questo catastrofico evento.

Alice Crippa, 3^E