Ultima modifica: 18 Febbraio 2020

DON ABBONDIO O PADRE CRISTOFORO? COSA FAREI IO?

DON ABBONDIO O PADRE CRISTOFORO? COSA FAREI IO?

In letteratura italiana stiamo affrontando lo studio de “I Promessi Sposi”, il romanzo storico capolavoro di Alessandro Manzoni.

Nei primi capitoli dell’opera si incontrano due figure ecclesiastiche, Don Abbondio e Padre Cristoforo, che rappresentano due modi diametralmente opposti di intendere la fede e la religione.

Le loro differenze, però, non si limitano all’ambito spirituale, ma emergono anche se prendiamo in considerazione il loro modo di essere e i loro comportamenti.

Don Abbondio, pur non essendo un personaggio cattivo né completamente negativo, è un pavio, cioè ha paura, e se gli si impone con una minaccia qualcosa, lui non controbatte ed esegue. Manzoni, infatti, nel romanzo descrive Don Abbondio come “un vaso di ceramica tra molti vasi di ferro” a sottolineare la sua vulnerabilità e la sua incapacità di opporsi.

Padre Cristoforo, al contrario, ha un chiaro senso della giustizia e ha trascorso quasi tutta la propria vita a contrastare le angherie e i soprusi dei potenti. Il personaggio è descritto come un uomo umile, ma a volte altero e i suoi occhi come cavalli bizzarri; è un uomo deciso che conosce bene i suoi obiettivi e che non si fa mettere i piedi in testa.

Per impersonarci in loro e capire bene i personaggi, abbiamo provato a pensare a come avremmo agito noi ragazzi, nel caso fossimo stati nei panni dei protagonisti manzoniani.

Quindi, ciascuno di noi ha completato la frase “Di fronte a un’ingiustizia, io mi comporto come …  perché …”

I risultati sono stati molto interessanti perché nessuno di noi ha risposto di identificarsi in Don Abbondio; infatti, dieci persone hanno affermato di seguire l’esempio di Padre Cristoforo, mentre otto hanno risposto che per loro la risposta cambierebbe in base alla situazione.

Molti miei compagni hanno, infatti, rivelato che, se l’azione venisse subita da qualcun altro, agirebbero come Padre Cristoforo perché troverebbero il coraggio di affrontare chi fa un torto, ma se l’ingiustizia fosse fatta a loro, allora tenderebbero a nascondersi in loro stessi e a farsi scivolare il problema addosso.

Chi invece si è identificato solo in Padre Cristoforo sostiene che se c’è un problema, questo vada affrontato, anche se lo si sta subendo in prima persona; nello stesso modo, se se sono gli altri a subire un torto, bisogna aiutarli senza tirarsi indietro, mettendosi nei loro panni, perché tutti hanno bisogno di un aiuto.

A questo punto, però, c’è da chiedersi se davvero tutti quelli che dicono di essere Padre Cristoforo nella realtà si comporterebbero come lui o se alle persone piace farsi vedere forti e decisi quando, invece, hanno tante debolezze e dubbi che non vogliono mostrare.

Io credo che il pensiero di aiutare sempre tutti sia molto bello, ma che nella realtà non tutte le persone riescano, sempre e comunque, ad affrontare i soprusi e le ingiustizie.

Clara Mandelli, 3^ F