ESPERIENZA AL BUIO: CIECHI PER UN’ORA

Giovedì 4 Ottobre noi ragazzi di 2a G abbiamo svolto una lezione molto particolare nell’aula di arte, nell’ambito del progetto  “Al di là delle barriere”.

Quando siamo entrati nella stanza, abbiamo trovato alcuni cellophane neri che coprivano le finestre per non far entrare la luce e delle sedie disposte in cerchio, dove ci siamo seduti.

 

Appena la psicologa Claudia e la sua aiutante Nadia sono arrivate, la stanza è stata oscurata del tutto, chiudendo anche la porta e, tenendoci per mano, ci siamo seduti nell’oscurità.

Subito dopo la chiusura della porta, Claudia ci ha fatto fare un giro di presentazioni e, dalle nostre voci, lei ha immediatamente capito che non eravamo seduti proprio in cerchio, ma in una specie di ovale: è stato impressionante!

Claudia ci ha spiegato che le persone vedenti utilizzano molto la vista e, di conseguenza, sviluppano meno gli altri sensi; mentre lei, che è da tanto tempo cieca, ha imparato a sfruttare al massimo anche gli altri quattro sensi. Successivamente, per aiutarci a capire come usa i sensi un cieco, abbiamo fatto un gioco che consisteva nel riconoscere alcuni oggetti al buio, utilizzando soltanto il tatto e l’olfatto.

Prima di iniziare, abbiamo formato delle coppie con il compagno vicino.

Poi Claudia ci ha fatto pescare un oggetto da una sacca, lasciandoci un po’ di tempo per capire di cosa si trattasse e poi ha chiesto ad ognuno di indovinare che oggetto fosse: avevamo tra le mani animali di plastica o scatole piene di una sostanza profumata.

Nonostante possa sembrare molto facile, è stato davvero complicato capire di che animale o profumo si trattasse utilizzando solo il tatto e l’olfatto:  bisogna ammettere che è stato davvero complicato!

 

Dopo il primo gioco, Claudia ci ha chiesto di recitare tutti insieme la poesia che avevamo imparato in classe, “San Martino”.

 

La nebbia agli irti colli

piovigginando sale

e sotto al maestrale

urla e biancheggia il mar;

 

Ma per le vie del borgo

dal ribollir dei tini

va l’aspro odor dei vini

gli animi a rallegrar

 

Gira su ceppi accesi

lo spiedo scoppiettando

stai il cacciator fischiando

sull’uscio a rimirar

 

Tra le rossastre nubi

stormi d’uccelli neri

com’esuli pensieri

nel vespro migrar

 

Dopo aver ripetuto la poesia, Claudia ci ha spiegato il secondo gioco; ci siamo suddivisi in tre grandi gruppi: il primo doveva recitare a voce alta, il secondo in modo medio ed il terzo con tono basso.

Abbiamo diviso la poesia tra questi tre toni, in base al contenuto dei versi, alla fine il risultato è stato:

  • — = alto
  • — = medio
  • — = basso

 

Mentre recitavamo, si percepiva chiaramente che chi riusciva a dare più espressività e sentimento era proprio Claudia: questo dimostra che le persone con disabilità, sia mentali che fisiche, sono molto più sensibili delle altre persone, infatti imparano a guardare il mondo con occhi diversi da noi; per loro non esiste disabile o non disabile, per loro esiste soltanto essere umano o no!

 

Terminato anche questo gioco, molto divertente per tutti (anche per le professoresse!) perché ognuno di noi poteva sbizzarrirsi ad esprimere l’intonazione che preferiva, Claudia e Nadia hanno annunciato che l’esperienza al buio era finita e che sarebbe tornata presto la luce. A quel punto  molti erano un po’ delusi del fatto che questa esperienza fosse già finita: nessuno si era accorto che il tempo fosse passato così velocemente!!

Claudia ci ha detto di schermarci gli occhi mentre Nadia riapriva le porte, per non rimanere abbagliati.

Dopo aver salutato Claudia e Nadia, siamo tornati in classe, sorpresi di molti aspetti: di quanto Claudia, non avendo la vista, avesse sviluppato bene gli altri quattro sensi, del fatto che lei avesse un orologio da polso, nonostante la cecità, di quanto sia difficile muoversi bene al buio e del fatto che Claudia sapesse associare gli oggetti ai colori corrispondenti, ad esempio l’uva ed il viola.

 

Giudizio finale:

Arianna Piantanida: penso che questa esperienza sia servita a tutti per imparare a mettere da parte i pregiudizi sull’aspetto fisico e sulla diversità, cercando di conoscere bene anche il carattere di una persona, prima di giungere a conclusioni affrettate. Inoltre credo che quest’incontro sia perfetto per quest’anno scolastico: la storia di Happy Feet, infatti, si basa proprio su questo messaggio.

 

Nicolò Brivio: secondo me, questa lezione è stata molto interessante e mi ha insegnato che le persone cieche possono avere una vita normale come la nostra anche se non hanno la vista, che per noi vedenti è considerato un senso indispensabile.

 

Arianna Piantanida & Nicolò Brivio 2a G

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