LA CENA AL BUIO

Nei primi giorni di novembre, per le classi quarte elementari e seconde medie c’è stata la possibilità di partecipare alla “Cena al buio”, organizzata dalla psicologa non vedente Claudia Consonni, presso la “Cooperativa Solaris” di Villa Raverio.

Questa cena, però, è stata molto particolare e significativa, perché, come dice il nome, si è svolta al buio …

I responsabili, dopo aver fatto una breve presentazione del loro lavoro e delle attività svolte durante il giorno al CDD (Centro Diurno Disabili), ci hanno portato a vedere la struttura e le aule piene di colori, dove le persone disabili si dedicano alla pittura.

Poi ci hanno condotto in una stanza in cui, dopo esserci accomodati ai tavoli ed esserci presentati a Claudia, sono state spente le luci.

Quando ci siamo adattati alla nuova realtà, Claudia ha iniziato a chiederci come ci sentivamo, poi abbiamo iniziato la cena. Abbiamo “esplorato” i nostri piatti e alla prima portata ci è stata posta la seguente domanda: cosa c’è nel piatto? Assaggiando e annusando, abbiamo capito che conteneva orzo e verdure di ogni tipo, alcune delle quali non avrei mai pensato di mangiare …

Il secondo piatto era composto da fagiolini o carote e del pollo impanato. Naturalmente c’era anche dell’acqua e qui sono sorti dei piccoli problemi … Voi come avreste fatto a versarla? Avreste messo il dito nel bicchiere per sentire quando arrivava l’acqua? No, così non va bene, perché se il dito è sporco anche l’acqua lo diventa automaticamente. Fino a qualche tempo fa, però, ero sicura che questo metodo fosse giusto. Quante cose che si imparano! Claudia ci ha detto invece che si doveva sentire il peso dell’acqua tenendo il bicchiere leggermente sollevato.

E’ seguito il momento della lettura di un racconto, così tutti abbiamo ascoltato il testo che ci leggeva Claudia, che ha usato un libro scritto con l’alfabeto braille. La cena era accompagnata da musica classica, suonata dal vivo da tre musicisti …

Alla fine c’è stato il momento delle considerazioni, in cui ognuno poteva dire ciò che aveva provato o ciò che pensava.

  • Abbiamo subito concordato tutti che al buio si sta più attenti, anche perché noi usiamo troppo il senso della vista e sottovalutiamo gli altri.

Una signora, ad esempio, ha fatto cadere un pezzetto di torta sui pantaloni e si è accorta solo quando è stata riaccesa la luce, perché al buio era più attenta ad altro.

  • Riflettendo sulle difficoltà, a qualcuno è capitato che non riuscisse a trovare le posate o il bicchiere …
  • La musica dava un po’ fastidio a qualcuno, mentre ad altri piaceva molto, ma è una questione di gusti.

Quando è stato il momento di riaccendere la luce, Claudia ci ha raccomandato di tenere gli occhi chiusi per non essere abbagliati, dato che le nostre pupille erano molto dilatate.

I ragazzi di seconda media avevano già fatto un laboratorio simile a scuola, con la stessa persona.

È stata un’esperienza molto bella e intensa che consiglierei a ciascuno di voi, anche se non si possono capire davvero le difficoltà di queste persone in una serata, perché noi abbiamo provato a essere come loro per poche ore, mentre loro vivono questo “disagio” tutta la vita. Noi ci siamo divertiti e non abbiamo avuto grandi problemi, a differenza delle persone non vedenti che ne affrontano molti di più, ma generalmente se la cavano meglio…

La cena al buio è un’occasione da non perdere!

Arcolin Dalila, 2^B

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