Ultima modifica: 27 Gennaio 2020

STORIA e MEMORIA

Riflessione sulle parole

Storia. Memoria. Vi siete mai soffermati a riflettere sulla differenza tra queste due parole? Io non l’avevo mai fatto prima, come penso molti di voi. Vi siete mai chiesti se “storia” e “memoria” siano due sinonimi o due termini con significati diversi? Ho idea di cosa stiate pensando: “Cosa mi interessa della differenza tra queste due parole?” “Perché dovrei saperlo? È abbastanza inutile!”. Anche io lo pensavo all’inizio. Lo pensavo probabilmente fino a 50 minuti fa, prima di ascoltare il podcast di Alessandro Barbero che mi ha illustrato questa differenza.  A questo punto avrete ben chiaro l’argomento che tratterò in questo articolo, ma non volendo essere soporifera, proverò a renderlo il più interessante possibile. Storia. Facile, è quella materia noiosissima che vi dovete sorbire per due (o tre) ore a settimana. In qualche modo tutti abbiamo paura dell’arrivo dell’ora di storia a causa dell’interrogazione. Un’interrogazione in cui raccontiamo solo una parte della storia e non perché le domande che ci pone la prof. sono poche rispetto alle pagine che avevamo da studiare, ma perché abbiamo una visione limitata della storia. I fatti: ecco la nostra visione della storia. Non conosciamo tutta la storia, ma ci limitiamo a conoscere i fatti storici, le date, i personaggi e i luoghi. La storia è molto di più: è la vita quotidiana di coloro che hanno vissuto, si sono trovati davanti degli ostacoli e li hanno superati, hanno conosciuto il mondo prima di noi.

E invece la memoria? Se dobbiamo dare una definizione semplice, “terra a terra”, della parola memoria, ci basta dire che è una visione soggettiva di fatti storici realmente accaduti. Anche Google che, come noi affermiamo, “sa tutto”, ci dà questa definizione. “La memoria è la funzione psichica di riprodurre nella mente l’esperienza passata, di riconoscerla come tale e di localizzarla nello spazio e nel tempo”.  L’esperienza passata, vissuta da una singola persona dal suo unico punto di vista, senza avere una visione generale e complessiva del fatto storico. Vi faccio un esempio perché capiate meglio. La corsa campestre. Quest’anno la corsa campestre è stata rinviata a causa di maltempo, ma poi si è svolta regolarmente. Questo è il nostro fatto storico, ovvero l’evento realmente accaduto. Ci sono poi memorie diverse, la memoria di coloro che non avrebbero voluto correre e che hanno odiato il giorno della campestre e poi coloro che hanno apprezzato la corsa, che hanno un bel ricordo di quel giorno. Questo è ciò che differenzia la storia dalla memoria: la storia è oggettiva e considera tutti i punti di vista, mentre la memoria è soggettiva e corrisponde al punto di vista di chi ha vissuto un evento storico. A questo punto, penso vi sia sorta una domanda fondamentale: “Perché è così importante conoscere la differenza tra storia e memoria?”.  Non sono così matura da riuscire a dare una risposta a questa domanda che valga per tutti voi, ma penso che sia fondamentale conoscere questa differenza per non confondere le due parole.  Non si può considerare storia il punto di vista di qualcuno, come non si può considerare memoria un evento storico. Nella vita questa distinzione è fondamentale, perché a nessuno di noi venga in mente di contestare la storia oggettiva, avendo come prova solo una testimonianza soggettiva. Non posso considerare storia il fatto che la giornata della campestre sia stata una pessima giornata, ma posso considerare storia il fatto che la campestre sia avvenuta al parco di Villa Filippini, nel novembre 2019.

Ho imparato a conoscere questa differenza per riuscire a capire di più su tanti argomenti; credo sia importante andare a fondo nei significati di tutte le parole e questo ne è un esempio calzante. Spero di avere aiutato anche voi a capire che le parole nascondono significati di cui non avevamo idea; sta a noi scovarli e imparare a distinguere una parola da un’altra. Anche negli apparentemente identici significati di due sinonimi si nascondono delle sfumature di significato differenti che rendono unica ogni parola.

 

Aurora Vener, 3^F